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“Ecco che cosa sta per cambiare nel mondo delle imprese”

By Interventi

Si tratta di una previsione normativa caratterizzata da luci ed ombre: da un lato scompare la parola “fallimento” – con l’intento di eliminare lo stigma che accompagna il termine – dall’altro si introduce un controllo per le imprese ai limiti dell’invasivo, con un apparente ritorno agli anni antecedenti alla riforma delle società del 2003.
Un tale interesse per i profili economico-finanziari ha la finalità di garantire la sostenibilità finanziaria dell’impresa nel medio–lungo periodo, obiettivo che si intende raggiungere attraverso i cosiddetti “indicatori della crisi”, strumenti in grado di evidenziare situazioni “di pericolo” per la stabilità aziendale. L’art. 13 della bozza del nuovo Codice traccia alcune linee guida per la fissazione di criteri di carattere economico-contabile che saranno in grado di portare alla luce situazioni di difficoltà dell’impresa e prevenirne la crisi. Anche la nuova formulazione dell’art. 2086 c.c., rubricato ora “Gestione dell’impresa”, mira a irrobustire il sistema dei controlli voluto dal Legislatore.

Le previsioni normative sono però piuttosto generiche e lasciano spazio a numerosi dubbi: quali assetti organizzativi potranno essere utili a rilevare segnali di crisi? Come cambieranno questi rispetto alle dimensioni delle imprese coinvolte? Pur nella indeterminatezza delle indicazioni fornite dal legislatore, è possibile iniziare a tracciare alcune prime considerazioni. Un ruolo centrale è ricoperto certamente dai sistemi di controllo interni, e per questo motivo gli imprenditori dovranno potenziare quelli già esistenti, o crearne dei nuovi.

Gli organi di controllo interni classici, sindaci e revisori contabili, dovranno esaminare l’ammontare dei flussi di cassa, dato che permetterà di monitorare la sostenibilità finanziaria nel medio-lungo periodo, evidenziando fattori che possano compromettere la continuità aziendale. Accanto ad un costante monitoraggio dei flussi di cassa è indicativo dello stato di salute aziendale anche il puntuale pagamento dei debiti: un’impresa che non riesce a far fronte alle proprie passività (retributive, fiscali, previdenziali, ecc.) non potrà certamente garantire la continuità aziendale. Ruolo centrale sarà quello dei revisori e degli organi di controllo, che dovranno illustrare agli organi amministrativi l’effettiva situazione economica dell’impresa.

La tempestività è cruciale, poiché nel caso in cui non arrivino puntuali e adeguate risposte dall’amministrazione, spetterà ai revisori e agli organi di controllo informare l’organismo di composizione della crisi. Ciò che in generale emerge è, dunque, la necessità di un sistema organizzativo in grado di trasmettere informazioni rilevanti dai livelli più bassi a quelli più alti del “sistema impresa”. Non solo quindi un naturale incremento delle responsabilità in capo agli amministratori e al collegio sindacale, ma una stretta collaborazione tra i controlli “di primo livello” e quelli apicali, ai quali giungeranno informazioni frutto di lavorazioni precedenti. La gestione di questi flussi può essere una risposta doppiamente utile: sia rispetto ad un necessario adeguamento alla nuova disciplina della crisi, sia rispetto alle nuove esigenze dei mercati e della concorrenza.

Per imprese di piccole dimensioni questa “riconversione” può evidentemente comportare dei costi significativi (basti pensare a quelle che ancora non hanno un management interno e devono costituirlo da zero). Si può coglierne però immediatamente il vantaggio: se la classe imprenditoriale dotasse la propria azienda di aggiornati assetti organizzativi per la tempestiva rilevazione di crisi, il sistema economico intero ne trarrebbe benefici, evitando o comunque arginando le pesanti ricadute sul tessuto sociale.

 

Di Vincenzo Sanasi D’Arpe

 

Leggi il documento completo:
https://formiche.net/2018/12/sanasi/

spraynews.it – «Il governo abbia una politica industriale per le aziende strategiche», l’invito di Sanasi D’Arpe

By Interventi

Uno stimolo per il governo del cambiamento, un invito a tutelare i presidi strategici dell’Italia e a mettere in atto politiche industriali di ampio respiro per il rilancio del Paese, che rischia di vedere fortemente sminuito il patrimonio industriale costruito in anni, dalle telecomunicazioni alla siderurgia, dalla chimica all’alta tecnologia al petrolio e al gas metano che hanno consentito all’Italia di essere tra le prime cinque potenze industriali del mondo. E poi le privatizzazioni che hanno finito per trasferire o sminuire gravemente settori in cui eravamo grandi a livello internazionale, una smobilitazione in cambio di immediati guadagni con una forte diminuzione in termini di ricchezza pubblica, tutela e sviluppo dell’occupazione. Di questo e altro abbiamo parlato con Vincenzo Sanasi D’Arpe, docente di diritto dell’economia, studioso e sostenitore “da sempre” dell’intervento dello stato nel sistema produttivo, tra i massimi esperti italiani nella gestione della crisi e nel risanamento di impresa. Ha tra l’altro realizzato il risanamento di un grande gruppo industriale multinazionale in crisi con il salvataggio di migliaia di posti di lavoro, a condizioni eccezionali e che ebbe all’epoca sia il plauso di Fiat, principale committente della società, che dalle parti sindacali. La sua monografia “L’amministrazione straordinaria dei grandi gruppi in crisi: lineamenti giuridici” è stato un riferimento in materia il cui percorso argomentativo è stato ripreso dai giudici della Corte costituzionale per la sentenza sulle azioni revocatorie intentate da Parmalat in amministrazione straordinaria.

Professor Sanasi D’Arpe, ci spieghi il perché del suo appello sullo stato di alcuni settori industriali strategici del Paese

«Vorrei partire da una vicenda che ritengo uno spunto ideale per riassumere quanto intendo esprimere. Come è noto Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, ha trattato l’acquisizione dei cantieri navali della coreana Stx. Una volta eletto Emmanuel Macron, ha bloccato l’operazione e rivisto gli accordi con l’azienda pubblica italiana, dando giustamente un’impronta di politica industriale del suo Paese. La nuova intesa prevede che circa il 34% della società faccia capo al governo francese, il 50% a Fincantieri e la restante componente alla società francese nel settore dei cantieri navali Naval Group, che ha al suo interno tra gli azionisti anche il colosso della tecnologia Thales, rivale nel settore di Finmeccanica. Per consentire a Fincantieri di detenere il 51% e quindi il controllo formale della società, il governo francese ha poi ceduto in prestito, sottolineo in prestito, a Fincantieri un 1% per una durata di 12 anni»

Da questo spunto di riflessione cosa si può estrapolare?

«A mio avviso da questa vicenda emergono almeno tre riflessioni importanti che il governo del cambiamento dovrebbe tenere in forte considerazione. È importante che l’esecutivo vigili sui settori industriali strategici ed abbia di conseguenza una politica industriale che coniughi la creazione di valore per l’impresa con la tutela e auspicabilmente la crescita dell’occupazione. Sarebbe auspicabile nell’esempio specifico un’alleanza tra Fincantieri e Finmeccanica, punta di diamante nella difesa e nel settore dell’alta tecnologia»

Secondo lei quindi l’Italia pecca nel valorizzare e difendere i suoi settori strategici?

«Qualche anno fa i francesi affermavano che l’Italia avesse una basso indice di penetrabilità bancaria, eppure poco dopo gli abbiamo permesso di comprare la Banca Nazionale del Lavoro, uno degli istituti bancari principali del Paese. Non credo, come dimostrato anche dal caso di una grande impresa italiana, che si possa parlare esattamente di criteri di reciprocità»

Parlando di privatizzazioni, secondo lei hanno portato benefici o meno nel lungo periodo?

«Sarebbe molto importante un’attenta riflessione sul fenomeno delle privatizzazioni. Sono di tutta evidenza i casi più rilevanti degli ultimi anni, ad esempio la vicenda Telecom, che era un gigante delle telecomunicazioni, specie se si fa un confronto con ciò che era all’epoca Vodafone, e che difficilmente, se non mai più, tornerà ad essere l’azienda che è stata. Vi è poi il caso di Autostrade: definita “la gallina dalle uova d’oro” del gruppo Iri. La costituzione di questa società da parte dello Stato con il gruppo Italstat costituì un grande sforzo e richiese all’epoca grandi investimenti e lo Stato dovette fare grandi concessioni per convincere i grandi gruppi privati del Paese a partecipare all’investimento. La loro privatizzazione non può definirsi esattamente un’operazione di lungo respiro per fare, come si suol dire, cassa»

Lei teme dunque una sorte non esaltante anche per Finmeccanica?

«Ritengo che sia in una fase non tra le più facili della sua storia gloriosa e dovrebbe invece essere assolutamente valorizzata per ciò che ha rappresentato, rappresenta e ancora può rappresentare a livello internazionale nell’ambito dell’alta tecnologia e della difesa. Finmeccanica è sempre stata una delle nostre aziende di maggior prestigio ma oggi se si guarda al dato dei ricavi, ha numeri inferiori rispetto al 2010, un dato negativo che deve essere motivo di attenzione. Anche l’ambito di punta dell’azienda, quello dell’elicotteristica, risente sul piano degli investimenti. Ripeto che l’unione tra Finmeccanica e Fincantieri consentirebbe la nascita di un grande polo della Difesa a livello internazionale»

Come si può ovviare ad errori simili in ottica futura?

«Emerge la necessità di una costante attenzione da parte del governo sui settori strategici ed una presenza vigile e organizzata nel settore pubblico dell’economia. Solo con una presenza organizzata e una costante attenzione da parte del governo nei settori strategici, anche laddove richiedessero degli investimenti, si può rilanciare il nostro sistema produttivo, che tanto ha contribuito in termini di sviluppo industriale. Il sistema delle partecipazioni statali che attraverso i cd enti di gestione entrava nel sistema produttivo non pubblicizzando ma al contrario privatizzando (da un punto di vista giuridico) le società possedute, costituiva un assetto giuridico organizzativo ammirato a livello internazionale. Il sistema delle partecipazioni statali dette poi adito a disfunzioni e patologie e certamente doveva essere razionalizzato, ciò però non significa a mio avviso che lo Stato non debba conservare una presenza organizzata e significativa nel sistema economico come stimolo per la crescita anche dell’impresa privata e per l’occupazione, specie con riferimento alle aree più deboli del Paese»

Cosa si augura dunque per il futuro del settore industriale italiano?

«Ripeto che da parte del governo ci sia quella regia e quell’attenzione nella tutela dei settori strategici e delle grandi aziende italiane che tanto hanno significato nel passato. Le nostre grandi eccellenze sono naturalmente parte significativa del tessuto economico del Paese e anche da esse dipendono la capacità di produrre ricchezza e tutelare i livelli occupazionali. Occorre in definitiva una nuova visione e una nuova politica industriale per rilanciare le nostre grandi aziende pubbliche a livello internazionale»

Esiste un esempio di azienda e di figura che sintetizzi il suo pensiero?

«L’Ente nazionale idrocarburi e il suo fondatore Enrico Mattei, uomo con una grande visione della funzione economica e sociale dell’impresa, che nel 1953, con il supporto del governo De Gasperi, in realtà faticosamente ottenuto, da commissario liquidatore dell’Agip creò in condizioni particolarmente avventurose l’Eni. Definito il “petroliere senza petrolio” ha poi dato origine a quella che è oggi la ventiduesima azienda nel mondo per fatturato che ha costituito grande fonte di ricchezza e occupazione per il nostro Paese. A proposito delle condizioni avventurose nelle quali fu creata questa azienda le offro un aneddoto noto a pochi: quando Enrico Mattei, dopo aver faticosamente convinto il capo del governo Alcide De Gasperi a costituire l’ente nazionale idrocarburi anziché liquidare l’Agip, si recò dal “banchiere letterato” Raffaele Mattioli, capo e rifondatore della Banca Commerciale Italiana, fondatore di Mediobanca e padre politico di Enrico Cuccia, chiese un prestito di cento milioni per costituire l’Eni. Mattioli espresse il suo entusiasmo sia con riferimento al progetto che alla figura che lo esprimeva, ma disse di essere pur sempre un banchiere e di avere quindi bisogno di garanzie. Mattei, già deputato, commissario liquidatore dell’Agip e agiato industriale nel campo delle cererie e dei grassi dette in garanzia i suoi beni personali.»

di Alessandro Leproux


Articolo pubblicato su www.spraynews.it

Privatizzazioni, Sanasi D’Arpe: “Stato importante nei settori strategici”

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Sanasi D’Arpe: “Importante la presenza dello Stato nei settori strategici. Auspico riflessione sulle privatizzazioni”

Privatizzazioni, Sanasi D’Arpe: "Stato importante nei settori strategici"

“La presenza dello Stato nell’economia italiana ha avuto, in passato, un ruolo estremante significativo con un assetto giuridico-organizzativo apprezzato a livello internazionale e che ha portato l’Italia ai primi posti tra i Paesi più industrializzati del mondo.” Lo ha dichiarato il Professor Vincenzo Sanasi D’Arpe, tra i massimi esperti italiani di gestione delle crisi e del risanamento d’impresa. Sanasi D’Arpe, che è anche Presidente del World Food Programme Italia, auspica, tuttavia, una profonda riflessione sulla vicenda delle privatizzazioni attuate in Italia, anche perché “il sistema delle partecipazioni statali ha da un lato sottratto il Paese ad una profonda crisi con la creazione dell’IRI nel 1933, dall’altro lato ha determinato il rilancio e lo sviluppo di importanti settori industriali sia in ambito pubblico che privato. Anche in ragione di queste considerazioni è opportuno che lo Stato mantenga il controllo nei settori strategici e di pubblica utilità.”

 

Leggi il documento completo:
https://www.affaritaliani.it/economia/privatizzazioni-vincenzo-sanasi-d-arpe-importante-la-presenza-dello-stato-543223.html

Vincenzo Sanasi D’Arpe – VI Convention Nazionale Auxilia Finance (1-2 febbraio 2018)

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Vincenzo Sanasi D’Arpe Presidente World Food Programme

Italia Auxilia Finance S.p.A. offre consulenza creditizia e assicurativa alle famiglie, ai professionisti e alle PMI. Le rosa di soluzioni proposte da Auxilia Finance copre tutte le necessità dei suoi clienti: mutui bancari, prodotti assicurativi, prestiti personali, credito al consumo e cessioni del quinto. Auxilia Finance S.p.A. è la società di mediazione creditizia più innovativa, con rapporti consolidati con le più importanti realtà istituzionali e bancarie. E “Il futuro inizia oggi” è proprio il titolo della della VI Convention di Auxilia Finance S.p.A., che si è svolta nella magnifica cornice di Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa Italiana, in Piazza degli Affari a Milano, Giovedì 1 e Venerdì 2 Febbraio 2018.

Giocando a basket contro la fame (Unomattina del 5 gennaio)

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Giocare a basket per sconfiggere #fame e #spreco #alimentare e sensibilizzare i più piccoli con il torneo di Minibasket #BambiniPeriBambini dedicato al Programma dei #PastiAScuola del #WFP.
Tutto questo grazie alla partnership con Eurobasket Roma. Se ne parla a Unomattina su Rai1. Intervistato per il WFP Italia il Presidente Vincenzo Sanasi d’Arpe.

Compagnie aeree, “Ryanair e Monarch? Il modello delle low cost è a rischio”

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Parla l’Avv. Vincenzo Sanasi d’Arpe, uno dei massimi esperti italiani in tema di gestione della crisi e del risanamento di grandi aziende

Compagnie aeree, "Ryanair e Monarch? Il modello delle low cost è a rischio"

Ryanair è presente in 27 aeroporti italiani, ovvero il 13% dei 207 scali in 33 paesi europei. Sono 2.100 i voli cancellati tra settembre e ottobre a cui si aggiungono altre 34 tratte fino a marzo 2018, per un coinvolgimento di circa 700 mila passeggeri costretti a trovare nuove soluzioni di viaggio. Importanti i disagi nei grandi centri come Roma Fiumicino, Malpensa e Bergamo-Orio al Serio, tuttavia il problema ha interessato principalmente gli aeroporti dove il traffico è generato maggiormente dalla compagnia irlandese.
Delle ulteriori 34 rotte cancellate, 11 sono italiane, di cui 7 interessano il solo scalo di Trapani Birgi. L’aeroporto ha avuto un exploit di passeggeri grazie alla compagnia low cost irlandese che, negli ultimi dieci anni di attività, ha generato un traffico pari al 97% con 1,4 milioni di passeggeri. “È una situazione problematica per l’economia della Sicilia occidentale, soprattutto in considerazione del ruolo della compagnia nello sviluppo del turismo di quella parte dell’isola. – È quanto ha dichiarato il professor Vincenzo Sanasi d’Arpe – Ad oggi consta che non sia ancora stato definitivo l’accordo tra la Regione, che è anche socio di maggioranza dell’aeroporto, i comuni serviti dallo scalo trapanese e Ryanair. È pertanto auspicabile che si arrivi al più presto ad una soluzione che impedisca che la filiera di settore venga compromessa.”
Da segnalare dopo Alitalia e Air Berlin che anche un’altra compagnia low cost britannica, la Monarch Airlines, ha cessato le sue operazioni con circa 300 mila prenotazioni cancellate, 35 veicoli (per la maggior parte Airbus) lasciati a terra insieme ai 110 mila passeggeri. Il Governo britannico ha mobilitato una trentina di aerei per far fronte al rimpatrio dei passeggeri rimasti bloccati all’estero. La British Airways si è dimostrata interessata all’acquisto di alcune componenti della compagnia, cercando di salvare parte dei 2.100 dipendenti coinvolti. “La Monarch Airlines non è riuscita a reggere la concorrenza delle altre low cost. – Continua Sanasi d’Arpe. – È una delle più grandi crisi riguardanti compagnie aeree che si sia mai verificata nel Regno Unito, con una perdita di 291 milioni di sterline nel 2016, rispetto al profitto di 27 milioni di sterline del 2015. Un gruppo che trasportava circa 6 milioni di passeggeri l’anno su più di 40 destinazioni, 5 delle quali in Italia.”

E avverte sul futuro delle compagnie aeree: “Questa ulteriore crisi potrebbe mettere a rischio il modello di business delle low cost, con conseguenti danni per i consumatori, considerato che diventerà sempre più difficile reperire biglietti a basso costo. Nel caso dell’Italia sarebbe opportuno che nel settore si realizzino maggiori investimenti pubblici grazie ai quali, tra l’atro, si è attuato un adeguato programma di formazione del personale con piloti altamente qualificati.”


Leggi il documento completo:

https://www.affaritaliani.it/economia/compagnie-aeree-ryanair-e-monarch-il-modello-delle-low-cost-e-a-rischio-502263.html

Intervento del Prof. Avv. Vincenzo Sanasi d’Arpe al Convegno “Il Lavoro è la salvezza dell’Economia”

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11 aprile 2017

L’ associazione culturale “L’Alba del Terzo Millennio” ha organizzato a Roma un importante convegno nell’Aula gruppi parlamentari della Camera dei Deputati per affrontare il tema del lavoro, partendo dal suo valore come sancito dall’art. 1 della Costituzione italiana.

Il convegno ha rappresentato anche un’occasione per conferire un riconoscimento al Word Food Programme Italia per l’azione di comunicazione e di advocacy svolta in favore del Word Food Programme.

Di seguito un estratto dal Convegno, con l’intervento del Prof. Avv. Vincenzo Sanasi d’Arpe.

“VINCENZO SANASI D’ARPE, OSSIA L’AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA DELLE GRANDI IMPRESE IN CRISI”

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Si definisce «un curioso con qualche intuizione», le stesse con cui ha salvato dal fallimento molte imprese italiane gestendo la loro amministrazione straordinaria. Sulla quale ha scritto una monografia consultata anche da giudici costituzionali: così il presidente Giuseppe Tesauro e gli altri giudici costituzionali ritenevano infondate le questioni relative alla legittimità dell’articolo del decreto Marzano sulla ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza, sollevate dal tribunale di Parma in occasione delle azioni revocatorie che il commissario straordinario della Parmalat, Enrico Bondi, aveva avviato nei confronti di HSBC Bank e di un pool di banche capitanate dal Monte dei Paschi di Siena.
Vincenzo Sanasi D’Arpe, avvocato e professore straordinario di diritto commerciale, è tra i massimi esperti italiani in materia di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Ha realizzato, come commissario straordinario di Cablelettra spa, titolare di una partecipazione qualificata, per il tramite di Finanziaria Cable, in Valtur, una delle più brillanti operazioni di risanamento mediante cessione prevista dal decreto legislativo n. 270 del 1999, conosciuto come Legge Prodi-bis; amministratore e consulente di società multinazionali nel settore dell’alta tecnologia, è anche commissario straordinario della Maflow spa, con 4.500 dipendenti tra Europa, Asia e Sud America; e, con decreto ministeriale del 7 agosto 2014 è stato nominato commissario del c.d. Gruppo IDI Sanità, facente capo alla Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione. Ma la straordinarietà di questo commissario si manifesta soprattutto quando afferma: «Tra le persone da cui ho imparato di più, vi è certamente mia figlia».
Domanda. Qual è il quadro normativo dell’amministrazione straordinaria?
Risposta. Il primo modello di amministrazione straordinaria è stato introdotto con la legge n. 95 del 1979, conosciuta come Legge Prodi, in occasione della grave crisi economica che ha interessato l’Italia alla fine degli anni 70 e, dunque, in un contesto del tutto assimilabile a quello attuale, di generalizzata difficoltà del sistema produttivo. Lo schema procedurale della legge Prodi è stato sostituito dal modello di amministrazione straordinaria introdotto dalla Prodi-bis, ossia dal decreto legislativo n. 270 del 1999. In occasione della crisi della Parmalat è stato introdotto, con il cosiddetto decreto Marzano numero 347 del 2003, un ulteriore modello procedurale delle grandi imprese in crisi, caratterizzato dall’attribuzione all’autorità amministrativa della competenza pressoché esclusiva a valutare le possibilità di risanamento. Si è così pervenuti all’elaborazione di un modello procedurale, per il quale sono peraltro auspicabili interventi correttivi tali da favorire una rapida gestione delle problematiche aziendali, volto al superamento della crisi della grande impresa su basi oggettive e preordinato alla salvaguardia dei complessi aziendali attraverso un risanamento economico-finanziario o, in alternativa, mediante una cessione degli stessi.
D. Lo considera un fatto positivo?
R. Si tratta di un risultato rilevante, perché la crisi economica e finanziaria degli ultimi anni ha avuto un impatto particolarmente negativo sulla realtà produttiva italiana, in ragione delle ridotte dimensioni delle nostre imprese e del conseguente deficit di competitività rispetto ai concorrenti stranieri tanto sul piano della solidità finanziaria quanto in termini di capacità di investimento. La tutela delle poche realtà imprenditoriali di grandi dimensioni costituisce pertanto un obiettivo strategico, ed è dunque fondamentale disporre di istituti all’uopo idonei, per evitare che l’insolvenza di queste produca una disgregazione dell’insieme di valori, quali il know-how, l’avviamento, l’occupazione, le opere dell’ingegno, la ricerca e lo sviluppo, propri della grande azienda.
D. Perché la sua monografia è divenuto uno dei testi di riferimento per la disciplina dell’amministrazione straordinaria?
R. Ritengo che abbiano contribuito sostanzialmente due ordini di motivi. L’opera, ampiamente citata nelle pubblicazioni scientifiche in tema di procedure di amministrazione straordinaria dei grandi gruppi in crisi, costituisce innanzitutto il primo lavoro monografico e sistematico sulla procedura disciplinata dal decreto Marzano. Inoltre, in materia di legittimità costituzionale delle azioni revocatorie, la monografia segue un filo argomentativo successivamente recepito dalla Corte Costituzionale nelle sentenze sulle cosiddette «Revocatorie Parmalat». Accadde questo: nell’ottobre 2005 presentai, alla presenza dell’allora ministro dello Sviluppo Economico Antonio Marzano, la mia monografia sull’amministrazione straordinaria nella sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini, e avevo chiesto a Giuseppe Tesauro, futuro presidente della Corte Costituzionale, di essere tra i relatori, insieme a Giuseppe Grechi, allora presidente della Corte d’Appello di Milano, Bartolomeo Quatraro, presidente della Sezione Fallimentare del Tribunale di Milano, Vincenzo Vitalone, allora giudice delegato alla procedura di amministrazione straordinaria del Gruppo Cirio, Enzo Cardi, Ordinario di Diritto dell’Economia e Presidente del C.d.A. di Poste Italiane spa il mio collega commissario straordinario Emmanuele Emanuele. Tesauro aveva accettato con piacere ma, a causa di impegni attuali e futuri, non poté partecipare. Incontrato successivamente a casa di amici comuni, venendomi incontro mi confessò che, appena nominato giudice della Corte Costituzionale, era stato designato quale relatore per la sentenza sulle azioni revocatorie del Gruppo Parmalat e subito aveva consultato la mia monografia, ripensando alla particolare circostanza in cui, durante un pranzo al Circolo degli Esteri, gliene avevo consegnato una copia. Ed ecco come il mio libro è divenuto uno dei riferimenti per la sentenza della Corte Costituzionale.
D. La vicenda Cablelettra si è conclusa con risultati molto aldilà delle aspettative. Non è così?
R. Alla data dell’avvio della procedura di amministrazione straordinaria nei riguardi di Cablelettra spa, il Gruppo Cablelettra era in Europa tra i più grandi operatori del settore dei cablaggi per auto, con 7 mila dipendenti tra Italia, Polonia, Tunisia, Brasile e Cina. La cessione dei complessi aziendali attuata, nel rispetto dei meccanismi competitivi degli articoli 62 e 63 della legge Prodi-bis, nella fase di maggior crisi del settore auto ha permesso alla Procedura di A.S., pur in presenza di un solo offerente, un incasso nettamente superiore ai valori risultanti dalla perizia di stima, peraltro da molti considerata elevata, al netto della cassa e dei crediti verso terzi nonché degli immobili italiani a vocazione industriale, e brasiliani a vocazione turistica, che costituiranno oggetto di separato realizzo. Sul piano dei livelli occupazionali, la società acquirente ha, all’esito di complicate trattative in sede sindacale, assunto un numero di dipendenti pari a circa il doppio rispetto a quanto inizialmente prospettato. È risultato determinante rispetto al raggiungimento di tali obiettivi il recupero di disponibilità liquide, da destinare in parte all’attività d’impresa attraverso la cessione, per il corrispettivo di 22 milioni di euro, degli ingenti crediti vantati da Cablelettra verso Valtur e Finanziaria Cable, quest’ultima titolare di una partecipazione societaria qualificata nella stessa Valtur.
D. Come procede l’amministrazione straordinaria del Gruppo IDI Sanità?
R. La procedura riguarda, per la precisione, le aziende di proprietà della Provincia italiana dei Figli dell’Immacolata Concezione, titolare dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata, dell’Ospedale San Carlo di Nancy, nonché della partecipazione in IDI Farmaceutici srl e delle residenze sanitarie assistenziali Villa Paola, Villa Santa Margherita e Il Pigneto, oltre alle cosiddette «case» adibite a ricovero e cura di persone in stato di disagio e difficoltà. Sono ancora in corso le operazioni di verifica dello stato passivo, ma la consistenza dell’esposizione debitoria è stimata in circa un miliardo di euro. Per quanto concerne la cessione dei rami aziendali, perdura l’interesse della Congregazione della Provincia italiana dei Figli dell’Immacolata Concezione all’acquisto in blocco degli stessi. È recente la notizia che il secondo tentativo per la cessione dei complessi aziendali, in blocco o in via atomistica, ad evidenza pubblica si è concluso in assenza di offerte di acquisto.
D. Oltre ad occuparsi di amministrare e risanare le grandi aziende, esercita la professione forense. Di cosa si occupa il suo Studio?
R. Opera principalmente nell’ambito del diritto commerciale e, in particolare, nel settore della crisi di impresa; svolgo attività di consulenza ed assistenza nell’impostazione e nella gestione di situazioni d’insolvenza, in materia di diritto societario, bancario, finanziario e contrattualistica d’impresa per privati e società pubbliche. Vi è poi il settore degli arbitrati e ovviamente il contenzioso giudiziale.
D. Come nasce il suo interesse per il diritto dell’economia e per il sistema delle partecipazioni statali?
R. Da un libro della biblioteca di mio padre sulla vita di Enrico Mattei ove si parlava dell’importanza della sua attività, iniziata quale Commissario Liquidatore dell’Agip, per lo sviluppo dell’industria italiana. Erano altri tempi, ero nell’età dell’adolescenza. Di qui l’interesse per le partecipazioni statali, che divenne poi l’argomento della mia tesi di laurea. Nell’immaginario collettivo della prima metà degli anni 80, il modello della multinazionale americana costituiva l’esempio di attività, di organizzazione, di sana gestione. Giunto a Roma, dapprima presso la sede di rappresentanza dell’Honeywell Information System Italia e poi come consulente della stessa, ebbi l’opportunità di collaborare con l’Italstat presieduta da Ettore Bernabei, che era la finanziaria per le infrastrutture del Gruppo. Ebbi modo di vedere da vicino il sistema delle partecipazioni statali e di notarne la funzione, che molti meriti ha avuto nello sviluppo della grande industria privata, delle autostrade, del settore petrolchimico, delle telecomunicazioni e di molto altro. Il dato particolare era di aver trovato nell’Italstat delle elevate professionalità ed una grande organizzazione. E ciò andava contro il luogo comune che vedeva l’azienda privata come paradigma di organizzazione ed efficienza e l’azienda pubblica come esempio del loro opposto. In seguito ebbi anche modo di collaborare con il Gruppo Stet quando era la finanziaria dell’Iri per le telecomunicazioni; in seguito la Stet incorporò la Telecom, un caso in cui l’incorporante prendeva il nome della società incorporata, così il nome lo dette Telecom, un grande gruppo gestito con ottime professionalità e con una certa efficienza. Certo, ci sono state disfunzioni e delle patologie che hanno portato alla scomparsa del sistema delle partecipazioni statali, e la moda politica dei primi anni 90 era quella della globalizzazione e della privatizzazione; in estrema sintesi condivido la battuta lapidaria, corrente nel dibattito giornalistico, sulla privatizzazione degli utili e sulla socializzazione delle perdite, e trovo sintomatica, in tal senso, proprio la vicenda Telecom. Per quanto mi riguarda, ho continuato a seguire questo settore da un particolarissimo osservatorio attraverso la collaborazione con l’allora Ministro del Bilancio e della Programmazione economica, Emilio Colombo che, in qualità di presidente del C.I.P.E., si occupava anche di questioni afferenti al sistema delle partecipazioni statali.
D. Quali considera le fasi principali della sua formazione professionale?
R. La mia carriera professionale è iniziata presso la filiale italiana della multinazionale americana Honeywell, all’epoca unica società con l’Ibm ad avere una scuola di formazione manageriale. In seguito, ho partecipato, quale socio ed amministratore delegato, al Consorzio Sastca tra Bull H.N Italia spa e Olivetti S.E. spa per la produzione, la gestione tecnica e commercializzazione in Italia e all’estero del «sistema automatizzato di stampa e trattamento carta». Sono esperienze che considero fondamentali per il mio percorso umano e professionale.
D. Il suo è un percorso professionale brillante e di certo significativo, con meriti riconosciuti da molti. Si sente realizzato?
R. Sinceramente no. Posso dire di aver avuto la fortuna di essermi occupato di vicende interessanti. In generale, non guardo al passato. Mi muove, più che altro, l’interesse per determinati ambiti economici e settori professionali. Preferisco guardare a nuove cose, confidando di poter dare un mio contributo, anche grazie a qualche spunto creativo.


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https://www.specchioeconomico.com/interviste/1764-vincenzo-sanasi-d-arpe-ossia-l-amministrazione-straordinaria-delle-grandi-imprese-in-crisi

onlinenews.it – Idi, nuovo commissario in campo. Arriva il super-tecnico Sanasi d’Arpe

By Interventi

La crisi dell’idi entra in una fase cruciale e la Congregazione dei figli della Immacolata Concezione mette in campo una carta “pesante” in più. Nella terna commissariale è entrato l’Avv. Vincenzo Sanasi d’Arpe «in considerazione della sua specifica professionalità» come recita il decreto ministeriale del 07 agosto 2014. Avvocato e professore di diritto commerciale, amministratore e consulente di società multinazionali è tra i massimi esperti italiani in materia di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi. Ha vasta esperienza di fallimenti, avvocato e professore di diritto commerciale, esperto di procedure di amministrazione straordinaria, di privatizzazioni, di partecipazioni statali e di amministrazione di grandi imprese, è tutt’ora commissario della Cablelettra. Sanasi d’Arpe si aggiunge ai due Commissari Straordinari, Stefania Chiaruttini e Carmela Regina Silvestri.


Articolo pubblicato su onlinenews.it/